Inaugurata la mostra permanente sui Miracoli eucaristici del beato Carlo Acutis nel santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano

Il 10 ottobre la Chiesa ha dichiarato il quindicenne Carlo Acutis beato e noi come santuario abbiamo gioito perché Carlo amava particolarmente il Miracolo Eucaristico di Lanciano. Per questo sabato 7 novembre abbiamo inaugurato una mostra permanente sui Miracoli Eucaristici che lui realizzò durante la sua vita terrena.

Noi abbiamo scelto alcuni Miracoli, i più antichi e quelli degli ultimi 30 anni e di pubblicarli in italiano e in inglese perché la maggior parte di pellegrini che visitano il santuario sono stranieri.. Per poter godere di tutta la ricerca del beato Carlo Acutis basta andare sul sito www.miracolieucaristici.org dove ha raccolto storia e immagini di tutti i Miracoli Eucaristici avvenuti lungo i secoli in tutto il mondo.

La signora Antonia madre del beato, mercoledì 28 ottobre 2020 visitando il santuario ci ha ricordato l’amore preferenziale del giovane verso Lanciano e il suo Miracolo e noi abbiamo comunicato che a breve avremmo realizzato una mostra permanente sui miracoli eucaristici. Lei è rimasta molto contenta e ci ha promesso un grande dono: una sua reliquia in modo che possiamo esporla per il culto pubblico nella chiesa.

Siamo tutti invitati a gustare il genio e la devozione del beato Carlo Acutis attraverso questa mostra!

Condividi questo contenuto se è stato di tuo gradimento!

Eucaristia perché?

È una domanda che sorge spontanea in ogni cre­dente. Vuol dire: perché Gesù l’ha istituita? Che signi­fica l’Eucaristia per il cristiano? I perché sono conge­niti alla nostra natura umana. Il senso del limite della ragione, i condizionamenti della materialità e del tem­po ci impediscono di entrare nel campo del mistero che appartiene alla fede. Solo con la fede, nella fede e per la fede possiamo credere alle verità proposte dalla Parola di Dio. L’Eucaristia, perché? La risposta potreb­be essere molto ampia, ma sono sufficienti tre indica­zioni essenziali.

Il primo perché: Gesù dopo la sua risurrezione non ha voluto lasciarci soli. Nell’Eucaristia è con noi: sarò con voi sempre”. La strada della vita è lunga, fa­ticosa e lui vuole camminare con noi per parlarci, per sostenerci, per consolarci. La sua compagnia è vitale. Il Verbo incarnato continua ad essere presente perché non lo dimenticassimo, perché potessimo ricorrere a lui in ogni situazione. La sua missione redentrice e salvatrice è viva ed operante oggi come quando era in mezzo agli uomini.

Il secondo perché: noi materialmente, psicologi­camente e moralmente siamo fragili, siamo soggetti a scoraggiamenti ed esposti a gravi problemi di ogni ge­nere nel corpo e nello spirito. Il Signore con l’Eucari­stia ci vuole sostenere, fortificare, si vuole unire a noi per essere in comunione con noi. L’Eucaristia “pane di vita” viene mangiata, assimilata. È la divinità, la per­sona di Gesù con la sua potenza e la sua santità che viene a noi. Noi siamo in lui e lui è in noi. Siamo il corpo di Cristo, il suo tempio (cfr. 1Cor 6,15; Ef 5.3). Con Gesù in noi la vita può essere meno complicata, il cammino più spedito, i problemi più risolvibili. “Voi che siete affaticati ed oppressi venite a me ed io vi risto­rerò” (Mt 11,25).

Il terzo perché: l’Eucaristia è memoriale della pas­sione e morte del Signore. Si rinnova, si riattualizza continuamente nella Chiesa. Celebrare l’Eucaristia è ricordare quello che Gesù ha fatto per noi, inoltre è la sua partecipazione alle nostre sofferenze.

Nell’Eucaristia che si celebra, Gesù ci invita ad aver fede, ad abbandonarci come lui al Padre sulla croce, ad avere speranza perché la meta finale è la ri­surrezione, la vita eterna. Eucaristia, perché? Perché il tempo infrange sogni e attese della vita, e noi ci sen­tiamo fragili di fronte ai conflitti interminabili della quotidianità. Perché la paura, la stanchezza dei gior­ni, i flagelli del vento avverso spengono l’entusiasmo e il vigore delle ricerche e dei traguardi raggiunti.

Al di là del limite, contro la fralezza dell’essere, al di sopra delle resistenze a non credere c’è il pane del viaggio, l’Eucaristia. Gesù è vivo e presente oggi in mezzo a noi, ripercorre realmente, anche se invisibil­mente le strade del nostro percorso esistenziale. Sono solamente alcuni dei tanti perché dell’istituzione del­l’Eucaristia in quella sera del Giovedì santo, alla vigi­lia del ritorno di Gesù alla gloria del Padre.

L’Eucaristia è progetto eterno di Dio, sintesi di tutto l’itinerario salvifico. Nella prima Alleanza sono prefigurati molti segni e simboli dell’Eucaristia che preannunziano e profetizzano questo grande mistero di fede. L’evento è un fatto singolare, straordinario che inizia nel tempo e si sviluppa nella storia. L’Eucaristia evento perché? Perché abbraccia tutta la realtà miste­rica del Signore Gesù Cristo.

È evento la nascita a Betlemme del Verbo incarna­to, la vita trascorsa a Nazareth, vissuta nel silenzio, nell’umiltà e nel lavoro quotidiano, l’apostolato, l’an­nuncio della Parola di salvezza, i miracoli: tutti i segni contenuti nell’Eucaristia.

È evento la Passione di Gesù. L’Eucaristia è me­moriale: riattualizzazione della sua crocifissione e morte che continua nella Chiesa e fa rivivere ciò che Gesù ha fatto. La sua passione-morte, oggi, è testimo­nianza dell’amore di Dio e comunione con la sofferen­za umana.

È evento la sua Risurrezione. Perciò ogni volta che si celebra si annunzia, si proclama il Cristo Risor­to. L’Eucaristia è un segno escatologico della vita che verrà. È la Pasqua che si rivela e si celebra nel tempo, ma la sua origine è nel pensiero eterno di Dio. “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui…” (Gv 1,1,3). È l’Evangelista Giovanni che all’inizio del quarto Vangelo apre il mi­stero della redenzione con l’avvento del Verbo incar­nato. Egli era da sempre nell’eternità, poi in un tem­po determinato diventa uno di noi.

Tutto converge all’Eucaristia: presente, futuro ed eternità. Gesù è il Signore del cosmo, profezia, salvez­za, punto di partenza e di arrivo di tutta la Rivelazio­ne. L’Eucaristia è Gesù nella sua totalità e pienezza. Lui è Principio e Fine di tutto. “Egli era l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura, poiché per mezzo di lui tutte le cose sono state create, quelle nei cieli, e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibi­li…” (Col 1,15).

Dire Eucaristia è proclamare Gesù Figlio di Dio, Redentore – Salvatore. Questa verità teologica – eu­caristica invita a conoscere, approfondire questa ve­rità di fede, esorta a credere alla sua presenza nel­l’Eucaristia, a riceverla, a celebrarla.

Nell’Eucaristia si attua una profonda comunione spirituale: Gesù in noi, noi in lui. Mangiare è assimi­lare, è avere la sua stessa vita divina, è configurazione a lui. Quale grande mistero! L’evento si ripete, si rin­nova ogni giorno. Il compimento e la pienezza sarà nell’eternità.

La vita di ogni fedele è legata indissolubilmente al sacramento dell’Eucaristia. Non si può separare la fe­de e la vita del credente dall’Eucaristia, come non si può scindere l’esistenza dalla necessaria alimentazio­ne.

Conosciamo bene dall’esperienza, l’avventura del­la vita. Si nasce senza nostro consenso, si vive nel mondo esposti a tutte le evenienze: gioia di vivere, di conoscere, di essere liberi, felici, di correre verso il domani e le conquiste del futuro. Dall’altra parte ci sono anche innegabili aspetti negativi: solitudine, tri­stezza, avversità, malattie, incidenti, morte. La vita va e viene. Ondate di luce, spazi di ombre e nuvole nere minacciano l’esistenza.

L’Eucaristia è il prolungamento dell’incarnazione. Gesù viveva in mezzo alla gente, annunciava il regno di Dio, compiva miracoli, pronunciava parole di con­solazione, di speranza e di salvezza, così anche oggi opera allo stesso modo: “Cristo ieri, oggi e sempre”. La sua missione continua ancora. Per questo è venuto, è morto e risorto.

L’Eucaristia è la continuità della missione di Ge­sù. Se così non fosse verrebbe meno la sua promessa: sarò con voi sempre”, “fate questo in memoria di me”. L’Eucaristia è vita: “Io sono il pane della vita”. Che si­gnifica? Essa, è dentro il nostro tempo, nelle nostre si­tuazioni, nella realtà dei nostri giorni. Durante l’itine­rario quotidiano quanti problemi, incontri, sorprese, novità, fatti, eventi.

L’Eucaristia è presenza del Figlio di Dio nel nostro tempo segnato con il sigillo della sua morte-risurrezione che ha trasformato in tempo sacro della reden­zione e della salvezza.

L’Eucaristia è nel Tabernacolo, in ogni chiesa, per­ché il Signore vuole incontrare, parlare, guarire, con­solare come faceva durante la sua vita con tutti quelli che lo cercavano. La sua missione continua. A lui si può confidare solitudine, amarezza, difficoltà e dram­mi della vita. Quella presenza silenziosa, povera è operante in mezzo a noi. Lui ripete ancora con forza: abbiate fede in me”. “Voi che siete affaticati e stanchi venite a me, io vi ristorerò”. Ricevere l’Eucaristia è ac­cogliere l’esortazione di Gesù: “prendete e mangiate questo è il mio corpo, prendete, bevete questo è il mio sangue”. Lui vuole essere il sostegno nel cammino di ogni giorno.

La celebrazione eucaristica riattualizza l’evento del suo sacrificio, per la nostra salvezza. Partecipare alla celebrazione è unire la propria sofferenza a quel­la del Figlio di Dio.

A Lanciano contemplando l’Ostia fatta Carne, il vino diventato Sangue, troviamo conferma della pro­messa di Gesù, certezza nell’istituzione dell’Eucari­stia. Questo Miracolo richiama alla memoria, fa rivi­vere la Cena del Signore in quella sera memorabile del Giovedì santo.

Per chi crede, il tempo è come un amico che cor­re con noi per accompagnarci verso la vita. Non sia­mo soli, c’è il Figlio di Dio presente nell’Eucaristia. La parola tempo potrebbe apparire inaccostabile ad Eu­caristia, ma essa è stata istituita in un giorno, in un’ora precisa.

Oggi continua a perpetuarsi nei secoli attraverso la mediazione della Chiesa depositaria dei beni spiri­tuali proclamati da Gesù. L’Eucaristia si celebra e si tramanda al futuro attraverso il segno del pane e del vino insieme alle parole della consacrazione. Essa, ora, in forma e dimensione diversa continua il miste­ro dell’incarnazione, perciò rende presente, vivente ancora oggi il Signore.

La sua presenza riempie il tempo e accompagna la Chiesa verso il futuro. Per questo l’Eucaristia è il se­gno escatologico (tempo della fine), annunzio del­l’eternità. Il tempo nella sua realtà essenziale può es­sere definito cosmico e storico. Il primo riguarda il movimento degli astri, il ritorno delle stagioni. Il tem­po storico è il tempo in cui viviamo e registriamo gli eventi, i fatti, le situazioni che si imprimono nel no­stro essere, nel nostro vivere.

Il Signore con l’incarnazione è venuto nel tempo e nella storia umana. Ha sacralizzato e santificato il tempo cosmico e storico. Con lui ha origine il tempo della conversione e della salvezza. L’Eucaristia è defi­nita anche viatico, pane del viaggio. È il viaggio verso il futuro, verso l’eternità. Tutti conosciamo la fatica del cammino: stanchezza, delusioni, malattia, morte, speranze e aspirazioni alla felicità. Gesù pane di vita è il nostro viatico.

Non siamo soli. Lui vive e cammina con noi in questo tempo dell’esistenza. Perciò la fede nella sua presenza è come lampada che illumina e sostiene il nostro quotidiano. I giorni, gli anni, i secoli seppelli­ranno le tracce del nostro passaggio terreno, i ricordi svaniranno, la storia continuerà il suo corso, gli uomi­ni continueranno a nascere e a morire, ma l’Eucaristia resterà fino alla fine, anche quando noi saremo oltre il tempo, nell’eternità.

Condividi questo contenuto se è stato di tuo gradimento!

Eucaristia mistero di fede

Il tema della fede coinvolge tutta la vita cristiana e la stessa salvezza. La fede è la prima delle tre virtù teologali. Senza la fede non c’è l’apertura della mente e del cuore alla Rivelazione di Dio. Nella vita, senza la fede c’è silenzio e buio, non ci sono risposte radicali e definitive ai problemi più scottanti dell’esistenza, co­me la sofferenza e la morte. La fede è luce, grazia, spe­ranza, principio di ogni dono, fondamento del cam­mino cristiano.

Noi siamo e ci muoviamo tra i misteri della crea­zione e della redenzione. A noi, come creature umane ci si impone di riconoscere il limite della ragione e dell’esperienza condizionata dal gravame della mate­rialità. I misteri sono dentro i sentieri della vita, nella storia dell’umanità, negli spazi illimitati dell’universo.

Credere è capire, vedere, andare oltre i confini del nostro essere ed aprirsi a Dio che parla e si rivela al­l’uomo attraverso il Figlio, Parola del Padre: “la Paro­la si è fatta uomo” (Gv 1,1). La fede è un atto di fidu­cia, di accoglienza e di abbandono alle verità rivelate, ma si è sempre soggetti ad incertezze e paure.

Quel monaco basiliano dubbioso che fu occasio­ne del Miracolo di Lanciano rappresenta ognuno di noi. Quel monaco, va compreso, accolto, perdonato perché esprime realmente il nostro stato spirituale di fronte all’Eucaristia. In ogni celebrazione eucaristica dopo le parole della consacrazione, il sacerdote pro­clama “mistero della fede!”. È un miracolo non visibi­le e sperimentabile. Con gli occhi non vediamo la tra­sformazione del pane e del vino. Per questo sono ri­correnti i nostri dubbi, le supposizioni e le ipotesi.

Il Signore per facilitare la nostra comprensione ha parlato chiaramente: “dei piccoli è il regno dei cieli; beati i poveri nello spirito; siate semplici come colombe”. La consapevolezza-riconoscimento del nostro limite ad ogni livello apre alla verità delle parole di Gesù: questo è il mio corpo, questo è il calice del mio sangue”.

Solo accogliendo questa profezia, l’Eucaristia si fa presenza e vita della nostra vita. S. Cirillo di Gerusa­lemme esorta “a non vedere nel pane e nel vino sempli­ci e naturali elementi, perché il Signore ha detto espres­samente che sono il suo corpo e il suo sangue: la fede te lo assicura benché i sensi ti suggeriscono altro”.

A Lanciano, dinanzi al Miracolo, nel silenzio, nel­la solitudine, nelle aspirazioni ed elevazioni di lode ed adorazione si può avere maggiormente la certezza del­le parole di Gesù. Così la fede si fa luce, il mistero si apre, la mente accoglie, il cuore esulta.

Padre Silvio Di Giancroce

Condividi questo contenuto se è stato di tuo gradimento!