La presenza francescana


L’Ordine francescano, nato nel 1209, confermato da Papa Onorio III nel 1223, in pochi decenni si estese prodigiosamente in tutta l’Europa e per tutte le contrade d’Italia.
Nel Capitolo generale del 1230 l’Abruzzo francescano divenne una Provincia autonoma, prendendo il nome di “Provincia Pennese”. Approdati a Lanciano negli anni 1240-1250, accolti con simpatia ed ospitati dall’Arciprete, vivevano la precarietà distintiva dell’Ordine e collaboravano in umiltà con il clero della città.

Desiderando fermarsi definitivamente a Lanciano avranno avanzato all’Arciprete l’idea e l’intenzione di voler costruire una chiesa in proprio da dedicare a San Francesco, in cui erigere una apposita cappella per una più degna custodia del preziosissimo Tesoro eucaristico costituito dalle Sante Reliquie, in ossequio alle direttive della Chiesa e alle indicazioni contenute nella lettera di San Francesco, indirizzata a tutti i chierici: “Ovunque il Santissimo Corpo del Signore Nostro Gesù Cristo sarà stato senza decoro collocato e lasciato, sia tolto di là e sia posto e custodito in un luogo prezioso”.

Essendo favorevole l’Arciprete, il neo eletto vescovo di Chieti, Landolfo Caracciolo, grande estimatore dei Frati Minori, da Perugia scriveva la lettera di concessione della chiesa di San Legonziano ai frate del Poverello di Assisi in data 3 aprile 1252.

Poi, perché nessuno ardisse revocare la donazione, chiese e ottenne la ratifica da parte del Papa Innocenzo IV. Il Sommo Pontefice, dando “il grato assenso” a quanto “provvidamente” aveva concesso il Vescovo Landolfo, confermava “con l’autorità apostolica, la concessione in perpetuo della chiesa di San Legonziano” ai Frati Minori (20 aprile 1252).

La chiesa di San Francesco


La chiesa, iniziata nel 1252 e ultimata nel 1258, in stile gotico, eretta in area “superiore e attigua” a quella di San Legonziano, è una delle prime chiese conventuali sorte in Abruzzo. La facciata rettangolare con pietre squadrate è un magnifico esempio dell’architettura semplice e solenne di derivazione francese borgognone.

La parte superiore della facciata è stata rifatta,in seguito ad un rovinoso terremoto, nella prima metà del settecento, con elementi di diversa provenienza, nonché con materiale prelevato dalla cappella Sant’Angelo, detta dei Lombardi, che si trovava nell’interno della chiesa.

I radicali lavori di adeguamento del Santuario ai canoni estetici del gusto barocco, compiuti tra il 1730-1745, ci hanno consegnato l’odierno aspetto di monoaula grande ed alta. Dei sei altari laterali presenti all’origine, oggi ne restano due, nelle immediate vicinanze del presbiterio.

Nella seconda metà del Settecento la decorazione delle volte viene affidata al pittore teatino Teodoro Donato. Ispirati alle preziosità artistiche e agli artifici scenici sono pure la cantoria d’organo e lo splendido pulpito ligneo, donato da Papa Clemente XIV al Santuario, opere di Modesto Salvini di Orsogna.

Con i lavori di restauro per il Grande Giubileo dell’anno 2000, sono stati restituiti alla chiesa di San Francesco la sua configurazione e suggestione settecentesca.
Soffermando lo sguardo sul lato sinistro, per chi entra, si incontrano le tele dedicate alla Madonna delle Grazie, a Sant’Antonio di Padova e alla Madonna del Rosario.
Sulla volta della navata sono stati riportati alla luce il cromatismo vivo e brillante delle scene dedicate alle eroine bibliche Giuditta, Ester e Rachele, dipinte da Donato Teodoro di Chieti. Degno di nota è pure un venerato grande Crocifisso ligneo del secolo XVIII.

Il monumento marmoreo che fa velo alle preziosissime Reliquie, stringendole in un delicato abbraccio, fu inaugurato il 4 ottobre 1902. L’opera, realizzata da Angelo Rocca di Carrara, su disegno dell’ingegnere Filippo Sergiacomo, è stata ricomposta, alleggerita ed abbassata, al fine di consentire un più facile accesso alla visione del Miracolo. Le due statue poste ai lati, raffiguranti la fede e la carità, sono opera di Giovanni Scrivo di Napoli (1904).
I due reliquiari sono un calice di cristallo di rocca (sec. XVII) e un artistico ostensorio d’argento opera di artisti napoletani (1713).

L’ostensorio, sovvenzionato da un certo Domenico Coli da Norcia, è un vero gioiello nel suo genere. Vi sono raffigurati due angeli in ginocchio, in atteggiamento devoto. Sulla mano di ciascun angelo passa un nastro svolazzante con incise queste parole latine: “Tantum ergo sacramentum – veremur cernui”.

La Cappella della Riconciliazione


Entrando dal portale centrale a metà navata, sulla sinistra, si trova la Cappella della Riconciliazione costruita, adattata, trasformata, con i restauri del Giubileo dai vecchi ambienti della Cappella del Rosario.
Guardando attentamente si possono scoprire alcuni segni essenziali come richiamo a celebrare con fede e devozione il sacramento della Penitenza.
La trave orizzontale che attraversa lo spazio e penetra nei quattro confessionali, è il legno per appendere le nostre croci.

Il camminamento superiore a forma di ballatoio indica il cammino del penitente verso la croce. La scala è un invito ascetico a salire la vetta della perfezione cristiana.
L’ambone è il luogo della proclamazione della Parola di Dio che richiama i penitenti a conversione. I confessionali sono i luoghi dove i penitenti si liberano dai loro peccati affidandoli al Signore per mezzo della confessione sacramentale fatta al Sacerdote.

Il cielo azzurro (la volta) invita a sollevare lo sguardo in alto, verso l’infinito. Vuole significare l’eternità, il Regno di Dio che ogni penitente riconciliato desidera raggiungere. Il luogo, così raccolto, armonizzato nei colori e nell’arredamento, invita al pentimento, alla contemplazione, alla preghiera.

La Cappella dell'Adorazione


In fondo alla Cappella della Riconciliazione, in alto, si trova quella della Custodia eucaristica e dell’Adorazione, dove si espone il Santissimo Sacramento nei tempi forti di Avvento e Quaresima e in molte altre circostanze.

Il luogo è della massima importanza perché in questo luogo fu conservato il Miracolo fino al 1636. Con l’arrivo dei frati minori conventuali (1252) si volle costruire un nuovo tempio su l’Oratorio di San Legonziano (luogo dove è avvenuto il Miracolo) e le Reliquie furono portate e conservate nella nuova Chiesa, in un’apposita Cappella di cui è visibile ancora oggi un’appariscente monofora di quell’epoca.

Il luogo, corrispondente alla base del Campanile, forse, fu scelto a protezione come in una fortezza per salvare il Miracolo dalle incursioni dei Turchi che spadroneggiavano sui lidi dell’Adriatico, quindi per un tempo il Miracolo è stato murato in questa Cappella.

Osservando attentamente l’antica custodia del Miracolo (1636), già posta nella Cappella seicentesca di Valsecca, si denota, nella sua semplicità e austerità espressa attraverso l’inferriata, l’importanza del Miracolo e la premura della Chiesa a proteggere il prezioso Tesoro Eucaristico.
La Custodia, oggi Tabernacolo che conserva il Santissimo Sacramento, nelle sue piccole linee architettoniche, nei suoi colori, con il tempo trascorso, desta ammirazione e viva venerazione tra i fedeli visitatori.

San Legonziano


Gli scavi effettuati sotto l’area celebrativa della chiesa di San Francesco, hanno consentito di localizzare l’impianto della chiesa originaria del Miracolo proprio in questa zona. A ridosso di un muro romano è stato rinvenuto un preziosissimo lacerto di abside (sec. VI-VII), riconosciuto come impianto originale della chiesa di San Legonziano.

L’impianto complessivo dell’edificio sacro presentava un orientamento opposto a quello attuale e doveva essere lungo circa 17 metri, largo 9 e, probabilmente, articolato in tre navate.

Dalle arcane profondità del tempo è riemerso un modesto, ma per noi prezioso “rudere” della chiesa altomedievale dei Santi Legonziano e Domiziano, a testimonianza e conferma di una ininterrotta tradizione orale: in quel luogo, nel secolo VIII, si era verificato un accadimento che aveva lasciato il “Segno”, ancora oggi rimirato con commozione e venerato con estatico fervore. Su quelle pietre absidali potremmo scrivere, con la gioia di un insperato ritrovamento: “Qui la fede subì un cedimento e si svelò il Mistero” (Enzio D’Antonio, Arcivescovo).

Merita pure menzione il ritrovamento di un affresco raffigurante la Crocifissione, databile tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, affresco non ben conservato, ma che si pone come una delle testimonianze più suggestive del Santuario medievale.

IL Campanile


Per una visione completa del Santuario è bene fare un breve accenno al Campanile, il più antico della città.
Guardando bene e attentamente ci si accorge che la costruzione è avvenuta in tre epoche diverse. La prima parte risale certamente a prima del 1204, prima della venuta dei Francescani. Con la costruzione della Chiesa di San Francesco (1252-1258) fu portato al secondo piano. Quando nel settecento ci fu la trasformazione della chiesa dal gotico al barocco, avvenne la sopraelevazione con cupola e lanterna rivestite con piastrelle di maiolica.
Per la sua posizione nella Curtis anteana, propiscente il Palazzo del Governatore, il Campanile ha assolto, per alcuni secoli, anche alla funzione di torre civica.
Il Campanile è alto 31 metri.

Il Convento


Negli anni 1730-1745 la chiesa di San Francesco a causa di un forte terremoto fu ricostruita e trasformata in stile barocco. Accanto alla chiesa fu eretto l’attuale Convento con chiostro, divenendo un centro di spiritualità, di studi filosofici e teologici. Ciò spiega la maestosità e l’ampiezza di tale complesso che dopo due soppressioni (1809 e 1866) è stato riconsegnato ufficialmente ai Franti Minori Conventuali nel 1953.
Nel chiostro è visibile ancora il pozzo e una porzione di pavimento in cocciopesto di epoca romana, nonché residui di antichi affreschi.

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